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Un meraviglioso mix di colori iridati hanno adornato le maglie azzurre dei nostri atleti italiani impegnati su diversi fronti e in diverse discipline nelle tante manifestazioni che si sono svolte durante l’estate 2021.

In questo turbinio di medaglie, capita anche che, sotto lo stesso tetto, nel terso cielo azzurro, a ridosso delle dolomiti, luccicano il bronzo e l’argento di due medaglie mondiali, conquistate con le rispettive Nazionali azzurre di pallavolo maschile e femminile sordi: stiamo parlando di Riccardo Hoffer, libero della selezione maschile, e di sua mamma, Alessandra Campedelli, allenatrice della squadra femminile.

Alessandra Campedelli, classe 1974, veste la maglia azzurra la prima volta agli inizi degli anni novanta, nella disciplina dell’hockey su prato, partecipando a varie manifestazioni continentali e mondiali, e approccia il mondo della pallavolo dopo aver conosciuto Sergio Hoffer, ex palleggiatore del C9 Arco Riva ed allenatore di volley, da cui ha due figli Nicolò e Riccardo.

«Dopo aver conosciuto il padre dei miei figli, ho offerto il mio contributo, in quanto docente Isef, per la preparazione atletica della squadra under 13 femminile che Sergio allenava. Mi sono avvicinata così anche agli aspetti tecnici della disciplina e già l’anno successivo mi è stata data l’opportunità di entrare a far parte del CQR Trentino e quindi di potermi formare in un contesto privilegiato».

Il ruolo di mamma e allenatrice si amplifica quando accompagna, come allenatrice della under 15 di Trentino Volley, il primogenito Nicolò alle finali nazionali under 15 che si svolgono a 1000 km da casa, a Lagonegro, in Basilicata: «Fu il primo traguardo importante raggiunto da Nicolò che con la nostra squadra raggiunse il terzo posto di quelle finali e personalmente fu insignito del titolo di miglior libero d’Italia».

A distanza di qualche anno il percorso dal monte Bondone al monte Pollino, dalle Alpi all’Appenino, si ripete e Nicolò viene ingaggiato nella corrente stagione nella Cave del Sole Lagonegro, squadra militante nel campionato di serie A2 maschile: «Per Nicolò si può dire che sia stato un ritorno nella città che lo ha fatto conoscere agli alti livelli della pallavolo nazionale dopo le finali under 15; in tanti si ricordavano di quel libero trentino che ha entusiasmato, con i suoi recuperi e le sue difese, il pubblico presente a quella manifestazione; quello stesso pubblico che ora lo ritrova in campo a vestire i colori della squadra di casa».

Ritornando ad Alessandra, dopo l’esperienza con la selezione regionale, ha avuto l’occasione di seguire l’altro figlio, il più piccolo, Riccardo non molto distante da Trento, e comunque in riva all’Adige, nella Blu Volley Verona: «Accettai subito e di buon grado la proposta di allenare le giovanili della squadra scaligera – ricorda l’allenatrice trentina-, principalmente per stare vicino a mio figlio e, quanto meno, riunire, almeno in parte, il puzzle del nostro nucleo familiare».

Fu proprio Riccardo ad essere il trait d’union tra la Nazionale Italiana Femminile Sorde e Alessandra Campedelli: «Riccardo è nato udente ma già nei primi mesi di vita mi sono accorta che non sentiva; durante la preadolescenza mi apparve chiaro che nella costruzione della sua identità Riccardo aveva bisogno di conoscere altre persone sorde e così ho cercato un contesto per lui adeguato e stimolante. La prima volta, per conoscere l’ambiente, siamo andati a vedere le finali del Campionato Nazionale dei sordi organizzate dalla FSSI. Il testimonial della manifestazione quell’anno era  Ihosvani Hernandez, campione cubano con lungo trascorso in Italia che mi conosceva come allenatrice e che come tale mi ha presentata agli staff. L’anno successivo allenavo la squadra maschile della Pavoni Brescia e Riccardo ha iniziato a giocare anche con la squadra di ragazzi sordi. Già l’anno successivo, nel 2016, la direttrice tecnica delle Nazionali Femminili Loredana Bava mi ha proposto di allenare la Nazionale femminile che avrebbe iniziato la preparazione per le Olimpiadi dei sordi di Samsun, in Turchia, del 2017».

Da allora ad oggi il palmares di quella Nazionale non ha fatto altro che incrementarsi e arricchirsi di titoli: «Dal 2017 ad oggi, con la sola esclusione del 2020, causa covid, con le nostre ragazze siamo riuscite sempre a salire sul podio: nel 2017 argento alle Olimpiadi giocate in Turchia, nel 2018 sempre argento agli Europei Under 21, oro l’anno successivo sempre nella manifestazione continentale ma con le ragazze senior, e infine quest’anno, quindici giorni fa, l’argento conquistato a Chianciano Terme nel Mondiale, mentre mio figlio (purtroppo non era per me possibile seguire la partita neppure in tv) conquistava il bronzo».

Un argento che luccica quanto l’oro, per tutti i sacrifici fatti da tutto l’entourage della Nazionale, dalle atlete allo staff tecnico e ai dirigenti, come ci spiega Alessandra: «Da premettere che i sacrifici che tutti noi facciamo, atlete in primis, sono per puro spirito agonistico e sotto forma di volontariato; infatti, pur appartenendo ad una federazione rientrante nel comitato paralimpico, non siamo sotto l’egida della FIPAV, per cui è difficilissimo trovare uno spazio o un momento per potersi incontrare con le ragazze, che giocano in svariati campionati, di serie inferiori, per le quali non esistono pause campionati tali da permettere la possibilità di collegiali o comunque dei mini raduni, atti alla preparazione di appuntamenti importanti come può essere un Mondiale o un Olimpiade».

«Da parte della maggior parte delle società di appartenenza delle nostre atlete c’è tanta disponibilità a venirci incontro, e questa disponibilità viene da noi contraccambiata perché i nostri successi sono con loro condivisi – chiosa coach Campedelli».

Però nello sport vige una regola che quando il successo o la vittoria giunge dopo tanti sacrifici, la si apprezza maggiormente: «In occasione di quest’ultimo Mondiale, alla vigilia abbiamo ricevuto tanti attestati di stima e messaggi di “in bocca al lupo” giunto dai grandi nomi della pallavolo, Davide Mazzanti e Fefè De Giorgi (entrambi iridati nella competizione europea femminile e maschile), Marco Mencarelli (con cui sono in perenne contatto a seguire i suoi corsi di aggiornamento), Mauro Berruto, ex allenatore dei maschi, alcuni top-team della nostra Serie A, come ad esempio Imoco Volley Conegliano e Savino Del Bene Scandicci, o ancora Julio Velasco, direttore tecnico di tutte le nostre squadre nazionali giovanili, giusto per fare qualche nome, ma l’elenco è molto più lungo».

La mia intervista ad Alessandra Campedelli termina qui, seppure tanto altro ci sarebbe da riferire sulla base della nostra chiacchierata, che è cominciata con due parole dette a brucia pelo dalla bionda allenatrice di Rovereto, che riporto al posto della parola “fine”: «Tanta roba!!!»

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Roberto Muliere

The author Roberto Muliere

Sono Roberto, vivo e lavoro a Mantova e sono il fondatore di questo sito, nato da una passione che giorno per giorno mi restituisce soddisfazioni e gratificazione, la passione per la fotografia! Se vogliamo dirla tutta, la mia prima passione era ed è rimasto lo sport, quell’insieme di fatica, impegno, dedizione e aiuta a dare potenza ed energia a virtù personali quali equilibrio, coraggio e rispetto per gli altri. Perché non fondere insieme queste due grandi passioni? Così è nato Photosport capitanato da me e da fantastici collaboratori che ogni giorno alimentano questo progetto. Il mondo dello sport mi ha portato a conoscere la fotografia sportiva e tutta l’emozione di congelare un movimento durante la frenesia del gioco. Amo la mia reflex e amo fotografare, per questo ho iniziato a condividere la mia passione agli altri. Tutto questo è solo una mia grande passione che mi porta a seguire le partire di basket, volley, pallamano… in maniera ravvicinata. Spero che questo progetto sia sono fondamenta per quello che in futuro potrà essere un vero e proprio grattacielo.

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