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Simona Gioli, da Rovigo classe 1977, un’ icona della pallavolo nazionale e mondiale che non smette mai di stupire: la scorsa stagione  ha conquistato la promozione in serie A1 con la maglia della Savallese Millenium Brescia e ora a Conad Olimpia Teodora Ravenna pronta ad affrontare una nuova stagione in serie A2, l’ennesima di una lunga e vincente carriera.

Simona, facciamo un bel salto nel passato…quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

 Ho iniziato per caso a 14 anni (1992-93), a Rovigo dove abitavo. Un giorno per divertimento io e una mia amica abbiamo fatto un allenamento con una terza divisione, non conoscevo neanche le regole, guardavo i cartoni animati Mila e Shiro e Mimì, e mi divertivo giocando in giardino.

L’allenatrice giocava in serie D e mi ha portata nella sua squadra dove c’era un allenatore fanatico della pallavolo, molto tecnico e duro, sai quegli allenatori di una volta che ti cacciano dall’allenamento, uno di quelli tosti.

E così ho iniziato con loro a campionato già avviato e un selezionatore regionale mi ha vista e mi ha portata a Cassano D’Adda (Mi) l’anno successivo a giocare in B1 in una squadra fatta per far crescere le giovani.

E’ stato molto difficile perchè lontana da casa a 15-16 anni da sola, vivevo con una mia compagna di squadra che aveva solo un anno più di me.

L’anno dopo la società ha creato una sorta di collaborazione con Reggio Calabria che disputava la serie A2 ed ha portato giù alcune giovani tra le quali c’ero io e la ragazza che abitava con me che tra l’altro è rimasta mia amica, come se fosse mia sorella, siamo cresciute insieme pallavolisticamente poi lei ha preso un’altra strada.

 

A Reggio Calabria rimani per ben 7 stagioni (1994-2001) dove vinci 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana e 1 Coppa Cev giocando con giocatrici del calibro di Irina Kirillova e Yumilka Ruiz. Arriva anche la nazionale, il 30 maggio 1998 esordisci ad Arezzo contro Cuba.

Nella stagione 2001-2002 sei a Reggio Emilia per poi passare a Perugia dal 2002 al 2008.

Un’ altra lunga esperienza durata 6 anni dove vinci 3 Scudetti, 3 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Champions League, 2 Coppe Cev e dove negli anni 2007 e 2009 vinci anche numerosi premi individuali sia col club che con la nazionale.

 Si a Perugia dove divento mamma e dopo 25 giorni sono già in palestra ad allenarmi!

Da qui il soprannome “MammaFast”.

Praticamente ho perso solo metà stagione, a dicembre 2005 ho smesso di allenarmi e a settembre 2006 ho ripreso subito l’attività.

 

La tua carriera è al top, arriva l’esperienza all’estero, in Russia, alla Dinamo Mosca (2008-2011) dove vinci Campionato e Coppa di Russia con l’eterna Irina Kirillova, Ekaterina Gamova, Nataliya Goncharova, Yelena Godina…la nazionale russa praticamente…

Ho aperto le frontiere, sono stata la prima giocatrice ad andare all’estero… La legionaria!

(ridiamo).

Mi sono trovata benissimo, essendo sempre stata un “soldatino” mi sono trovata a mio agio in questa società militare.

Dall’altra parte è stata comunque dura perchè sei da sola in un paese che non conosci, la Russia  paese bellissimo ma con una mentalità molto diversa dalla nostra, parlano solo il russo e non è facile adattarsi.

Tante trasferte molto lunghe in campionato e poi giocavamo anche in Champions League quindi eravamo sempre in giro.

 E’ stata un’esperienza veramente unica, durissima ma bellissima.

 

Dal 2011 al 2012 al Fakel Novy Urengoy sempre in Russia…

Una società siberiana, ci allenavamo a Mosca fino al giovedì e quando giocavamo in casa andavamo nel fine settimana a Novy Urengoy un paesino vicino al Polo Nord, un freddo allucinante (-40°) con sole tre ore di luce.

Lì vedi la gente con le slitte, sono stata al Polo Nord…esperienze molto belle!

 

Passi al Galatasaray Istanbul con Eleonora Lo Bianco e Massimo Barbolini in panchina disputando la Final Four di Champions League 2012/2013…

Ritorni in Italia a Frosinone una squadra neo promossa in A1 raggiungendo l’obiettivo salvezza al termine della stagione.

Dal 2014 al 2017 sei a Flero in provincia di Brescia, giocavate al mitico PalaGeorge…

 Si mi sono “accasata” alla Promoball per tre anni e poi sono ritornata a Brescia l’anno scorso (dopo una breve parentesi a Gorla, Varese, in B1) con la Savallese Millenium un’altra società con la quale abbiamo raggiunto la promozione in serie A1.

Ed ora sono qui a Ravenna in A2…

 

Cosa ti aspetti da questa nuova stagione?

Inizialmente non mi aspetto mai niente… gli stimoli, la volontà ed i pensieri sono molto alti, però tra scaramanzia e adattamento nel periodo iniziale per arrivare alla piena forma  , non mi aspetto niente.

Bisogna anche vedere il campionato come si sviluppa perchè quest’anno c’è una nuova formula con due campionati praticamente, tre con i play off: la prima fase a due gironi da 9 squadre, quindi 18 partite e la seconda fase con 10 partite da dove uscirà la squadra promossa in A1, le squadre che disputeranno i play off e le retrocesse.

La stagione è lunga, noi sicuramente puntiamo a fare bene ed arrivare ai play off.

 

C’è un futuro da allenatrice per te? Pensi di giocare ancora qualche anno? Come ti senti fisicamente e mentalmente?

Mi sento a “bomba” ! (ridiamo)…

Adesso vedo di anno in anno, finchè ci sono stimoli e mi diverto mi piace giocarla la pallavolo! Penso che finchè sei un atleta e non decidi di smettere non saprai mai quello che farai dopo.

Negli ultimi cinque anni ho pensato di fare ottocento cose anche al di fuori dalla pallavolo…progetti su progetti, poi però ritorno sempre a giocare e finchè non mi sveglierò una mattina e dirò “”basta cambio vita”  continuerò a fare questo.

Un ruolo che mi piacerebbe è quello del direttore sportivo, mi piace molto di più quel “trait d’union” tra giocatrici e società.

Il ruolo di allenatrice penso che sia molto bello però devi toglierti quello da giocatrice, non so quanto sia facile. Finché sei in campo è una cosa, mi può anche riuscire bene e mi piace, ma sono quei due minuti, quell’ allenamento particolare.

Sedersi su una panchina, vivere la partita da lì è completamente differente. Insegnare è un altro mestiere e bisogna anche avere una dote caratteriale e una certa serenità, devi essere portata a farlo.

Per me sarà difficile perché ho giocato davvero tanto e togliersi da un momento all’altro le vesti da giocatrice per fare l’allenatrice penso non sia semplice…ma tutto può succedere!

Io poi ho un carattere! Sono molto precisina, il mio segno zodiacale è la vergine e quindi se faccio una cosa devo farla bene altrimenti meglio non farla.

Sono una bella rompi sotto questo aspetto!

 

E ridiamo perchè anch’io sono del suo stesso segno e quindi precisina… siamo quasi della stessa classe ma non la diaciamo l’età che è meglio! Non diciamo niente facciamo silenzio và…E ridiamo!

Dice…le mie compagne di squadra possono essere mie figlie! Ridiamo ancora!

 

In questi 27 anni di volley quali allenatori ti hanno segnata nel bene e nel male?

 Tutti! Perchè ogni anno ha la sua storia…se le cose vanno bene ovviamente l’allenatore è meraviglioso se vanno male è tutto negativo. Dipende anche molto da noi giocatrici che se siamo in difficoltà abbiamo una visione diversa dell’allenatore.

 

La “fast” non c’è sempre stata…

 Me l’ha insegnata Massimo Barbolini! Era una palla che ogni tanto facevo a Reggio Calabria con Simonetta Avalle ma quando sono arrivata a Perugia c’era Mirka Francia al centro (prima di essere spostata in banda) che faceva il secondo centrale e non attaccava dietro, perciò io facevo il primo centrale con attacco a due.

Ne ho macinate di fast!

Con Irina Kirillova, Taismary Aguero, Hélia Rogério de Souza (Fofao), Neli Marinova, Eleonora Lo Bianco.

 

Ho ancora negli occhi la fast che facevi con Leo LoBianco in Nazionale!

Mi manca “quella” Nazionale, uno squadrone con te, Lo Bianco, Aguero, Picccinini, Cardullo, Del Core…Nel 2007 quando avete vinto gli Europei e la Coppa del Mondo e nel 2009 ancora Europei e Grand Champions Cup, nel 2011 un’altra Coppa del Mondo.

Eravate la squadra più forte al mondo…

Manca anche a me! (ridiamo)

C ‘era un equilibrio perfetto, una squadra bella e perfetta, eravamo “La Squadra”! Barbolini aveva il joystick in mano!

Peccato per le Olimpiadi…ve lo meritavate…

L’Olimpiade è un mondo ed una competizione a parte, già conquistarle è un duro e lungo passaggio…siamo arrivate quinte, se vai a vedere gli anni passati è stato molto peggio.

Ti svelo anche un particolare

Era anche un appuntamento che arrivava sempre dopo annate stratosferiche quindi le aspettative erano altissime per tutti e soprattutto per noi giocatrici, uscire ai quarti non è il massimo ma se poi vai a vedere quello che è stato fatto negli anni precedenti allora a tutto viene dato il giusto peso.

 

Cosa vuol dire partecipare ad un Olimpiade? Tu hai avuto la fortuna di viverne due da protagonista Pechino 2008 e Londra 2012…

Non te lo so neanche descrivere…Già quando ti danno l’abbigliamento ed il regolamento prima di partire è un emozione unica! Ti sembra di essere in un altro pianeta…

l’Olimpiade è l’Olimpiade!

Prima, durante, quando arrivi, dopo…il villaggio, tutti insieme…un’adrenalina, una cosa spettacolare! E’ una competizione che arriva dopo un percorso lunghissimo e durissimo…è sicuramente l’apice per un atleta!

 

Wow! Quanto la invidio! Sentire parlare un atleta dell’Olimpiade è musica per le mie orecchie…spero anche per le vostre! anche se a parole è molto difficile descrivere ciò che si è provato perché è un esperienza personale ed unica e possiamo solo immaginarla, sognarla…

 

Sei stata l’idolo di molte ragazze e giocatrici, come ci si sente ad essere un esempio dentro e fuori dal campo?

Se sono riuscita a trasmettere qualcosa dentro e fuori dal campo per me è tanto perché mentre giochi non te ne rendi conto. Mi ha sempre fatto piacere dopo le partite essere vicina a chi ti segue, ai tifosi, penso che sia giusto.

Vedere che le ragazze ti seguono, ti chiedono un semplice autografo o una fotografia è motivo di orgoglio.

Mi è capitato più di una volta di giocare con delle giocatrici che hanno fatto una foto con me  quando erano piccoline ed ora me le ritrovo in squadra mi fanno vedere la foto e mi dicono ‘”ti rendi conto che adesso sono qui con te”!?!’

 

Che effetto! Mi vengono i brividi…

è davvero appagante! Capisci che hai regalato qualcosa di te a qualcuno…che ti ha guardata durante una partita, che ti ha imitata nel fare la fast, che ti ha esaltato durante una finale…

Emozionante…

Le dico…

Lo sport in questo riesce a fare grandi cose!

 

Stai seguendo la Nazionale italiana maschile impegnata in questi giorni nel Campionato del Mondo che si sta svolgendo in Italia e in Bulgaria, con i nostri azzurri qualificati per la Final Six di Torino?

Bella squadra! Possono fare grandi cose, sono belli da vedere giocare, hanno proprio un bel gioco. Non c’è solo “il giocatore” ma “i giocatori” e alcuni di loro stanno giocando ad altissimi livelli.

Tutti stanno giocando bene e soprattutto giocano molto bene insieme!

 

Un grandissimo in bocca al lupo perchè meritano veramente di fare un gran risultato ed hanno tutte le carte in regola per farlo!

 

E la Nazionale italiana femminile invece, come la vedi?

Sta crescendo, lo ha dimostrato al torneo di Montreaux che ha vinto.

Ha delle ottime giocatrici, devono crescere ancora sicuramente, ma hanno la possibilità di fare bene.

Pagheranno magari un po’ di inesperienza perché sono molto giovani ma hanno un gran potenziale, se giocano come sanno giocare potranno fare bene ai prossimi Mondiali in Giappone.

Un grandissimo in bocca al lupo anche a loro!

 

Il tuo motto?

Io non ho un motto in particolare…ma sono molto scaramantica!

Ho notato negli anni che siamo tutte uguali…(ride) E’ un secondo lavoro! (ridiamo)

E’ una preparazione psicologia, in quel momento lì ti convinci che ti aiuta!

Per esempio l’anno scorso più ci avvicinavamo alla fase calda della competizione e più le ragazze facevano sempre le stesse cose…addirittura partivano ancora dal venerdì a mangiare le stesse cose, con le stesse persone, fare le stesse cose prima della partita alla stessa maniera,

ho capito che non sono solo io la pazza!

Più che scaramanzia direi allora che è un “rito” che fa parte del pre-gara! E’ un modo di  sentirti al sicuro, che andrà tutto bene…e appena non riesci a farti la coda è panico! Cosa succederà!?! (ridiamo)

Grazie Simona!

Mille battaglie ancora ti aspettano! In bocca al lupo!

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Cinzia Avogadro

The author Cinzia Avogadro

Ciao, sono Cinzia, ho 41 anni e vivo a Solferino. La mia passione è lo sport ma ho un rapporto speciale con la Pallavolo... Quando ero bambina volevo solo avere tra le mani la mia tanto amata palla che mi portava in un posto magico! Lo Sport...la Pallavolo mi ha salvata e per questo avrò per sempre un rapporto particolare con Lei...My Love, My Heart, My Best Friend. Perché io Amo questo Sport e tutto quello che ci sta intorno, amo le palestre, i palazzetti, gli allenamenti, le trasferte, le partite, le vittorie e le sconfitte (forse quelle un po' meno) Amo i bambini che alleno ai quali spero di trasmettere la stessa passione e la stessa tenacia che con gli anni mi sono costruita. È stata dura smettere di giocare, anche se in realtà nella mia testa io gioco ancora, dopo quasi 30 anni di Volley, ma non lascerò mai questo ambiente perchè per me è il più bello del mondo e fare parte di una squadra e di un gruppo ti fa stare bene, è una cosa fantastica, un senso di appartenenza che insegna tanto...è per questo che spero sempre che tanti bambini facciano Sport...perchè aiuta anche a Vivere! Non smetterò mai di dirlo...Fate fare Sport ai vostri bambini!

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