close

Lunedì pomeriggio freddo ed uggioso, compongo il numero e… risponde Manuela Leggeri, il Capitano della Nazionale di Pallavolo Campione del Mondo, guidando verso Latina, che vuol dire casa dove tutto è cominciato. Parlare con lei è un’emozione e incredibilmente mi offre di acompagnarla virtualmente nel viaggio!

Partiamo dalla fine: quest’anno sei l’allenatrice della squadra femminile di seconda divisione della Pallavolo Rivalta, del Presidente Clara Savazzi, società storica con più di 30 anni di attività tra le quali figurano l’under 12 e 13, la serie C occupata nei play off promozione per la serie B2 oltre al minivolley e al c.a.s. -corso di avviamento allo sport- per i bambini dai 5 ai 7 anni. Parlaci di questa esperienza.

 Mi sono trovata benissimo, società tranquilla dove ti lasciano lavorare e questo è importante per un allenatore che parte dalle basi per poi crescere. Sono stata schietta da subito (orari, avvisi, ritardi e saper vivere all’interno di un gruppo), prima le regole fondamentali per l’aspetto educativo e per la convivenza in palestra poi gli obiettivi.

Le ragazze superate le normali difficoltà iniziali hanno risposto presente, dalla più giovane alla più grande dando il  massimo ed è arrivata la promozione in prima divisione ma ciò di cui vado più orgogliosa è essere riuscite a formare un vero gruppo che è un valore aggiunto alla squadra.

Sei stata l’idolo di molte ragazze e giocatrici, come ci si sente ad essere un esempio dentro e fuori dal campo?  E senti di riuscire a trasmettere la tua passione? Cosa ne pensi di questo nuovo mondo del volley?

 Non mi sento un esempio, io appartengo, anzi “sono”   la generazione che raccoglie i palloni, che il giovane porta l’acqua, che l’allenatore ha ragione perchè dice sì e perchè è così!

Ecco oggi purtroppo non è così, la mentalità è cambiata (peccato!) ed io non posso essere un esempio. Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, si sentono grandi anche se sono ancora ragazzini, spesso portano i loro problemi in palestra perchè hanno situazioni complicate a casa e questo non si può e non si deve trascurare, non si può allenare e basta.

Noi allenatori abbiamo il dovere di educare prima che allenare e la nostra sfida è rivolta a differenza del passato anche ai genitori che devono fare i genitori e vanno aiutati a capire che l’allenatore è un punto di riferimento e vuole il bene dell’atleta come lo vogliono loro.

Il mio obiettivo è quello di riuscire a trasmettere alle ragazze che mi trovo davanti quello che è stata per me la pallavolo ovvero la passione, lo spirito di sacrificio, la felicità, la delusione, lo spirito di adattamento e cosa più importante il credere nei propri sogni. Ecco in questo posso dire di essere un esempio, perchè io avevo un sogno nel cassetto e oggi che ho smesso di giocare da due anni posso dire che sono andata oltre il mio sogno. Sono stata anche fortunata perchè ho vinto più a fine carriera che nell’età giovanile, ho avuto come compagne delle campionesse che solo guardandole imparavo.

L’ emulazione è molto importante, lo dico sempre alle mie ragazze, guardate come giocano quelle più brave; una volta Bosetti in nazionale pre-juniores ci portò a vedere una partita di World League della nazionale italiana maschile, il giorno dopo in allenamento provavo la palla tirata in zona cinque come facevano Galli e Lucchetta.

Aiutami a capire come mai una campionessa come te allenata dai più grandi, ne cito uno a caso Gianni Caprara, non fa parte di un progetto di un team di serie A? È stata una tua precisa scelta partire dal basso per poi arivare al top?

 Io al top non ci voglio arrivare, ho smesso di giocare che ero nauseata dalla pallavolo, ho deciso di smettere in tre giorni, ero carica e pronta a continuare ma sono andata a casa da mia madre l’ho guardata e ho detto ma io devo ancora mettere le ginocchiere? No, basta. Avevo voglia di respirare, di vivere la vita normale, come la chiamo io, ora mi voglio godere gli affetti, le piccole cose di tutti i giorni. Credo che tutto abbia un inizio e tutto abbia una fine, sono contenta di quello che ho fatto, rifarei tutto, la pallavolo è stata la mia vita per molto tempo ma ora le mie priorità sono altre, ho avuto ancora offerte per giocare in A1 ma non ho accettato. Per fortuna non mi manca, sono serena, ogni cosa ha il suo ciclo…

 

bip…cade la linea ed è tutto finito…ah no! Il cellulare non prende più, mannaggia! Richiamo è occupato, mi richiama lei, ma che succede? Il tempo è volato, ma quanto è che parliamo!?! si in effetti l’intervista è giunta al “quinto set”  ma questo tie break me lo voglio giocare fino in fondo…ancora due domande Manu, le dico! E lei accetta la sfida!

 

Attualmente abiti a Volta Mantovana ed alleni a Rivalta sul Mincio, è stata prima una scelta di vita e poi sportiva, non aspiri ad arrivare in serie A come allenatrice, per ora il tuo obiettivo  è allenare le tue giovani, stai bene così?

 Si, io sto bene così, non è nella mia ottica allenare in categorie più alte, voglio stare tranquilla, non voglio più essere sempre via da casa. Prima magari eri nel club poi dal club andavi ad allenarti in nazionale, avevi tre giorni liberi ed avevi voglia di stare con gli amici non tornavi a casa, poi tornavi  dai tuoi e dicevi cavolo come sono invecchiati, non me li sono goduti, nonostante li sentissi al telefono tremilacinquecento volte al giorno anche quando ero all’estero. Ti rendi conto che hai tolto tempo ad altre cose che adesso voglio godermi, ringrazio la pallavolo perchè ho potuto vivere esperienze uniche, mi ha formata come carattere, come donna, ho potuto viaggiare e conoscere altre culture, persone che ancora oggi vedo come questa mia amica che sono passata a trovare ad Ancona, erano penso sei anni che non la vedevo.

La pallavolo è anche questo.

Anche con la Toga (Togut), erano tre anni che non ci vedavamo, con Cantagalli saranno stati dieci anni, però è sempre bello ritrovarsi, come nell’occasione dell’evento del 7 maggio scorso “Premio fedeltà allo sport”,  come se non ci fossimo mai lasciati, anche se le nostre vite sono cambiate, la pallavolo è una seconda famiglia.

Io sono venuta ad abitare qui perchè Evelyn Marinelli è la mia migliore amica, ex-giocatrice di serie A2  a Volta, vive qui dove ho conosciuto il mio attuale compagno, che tra l’altro è suo cognato, che conoscevo già da dieci anni, pensa te la vita! Oltre ad essere migliori amiche-sorelle ora siamo anche cognate!

Mi piace poter allenare le giovani perchè ci provano a fare quello che gli dici di fare, anche se un colpo non gli appartiene ci provano e per me sono soddisfazioni soprattutto quando un centrale per la prima volta in partita fa punto in palleggio con una palla lunga in cinque.

La tua vittoria più grande dentro e fuori dal campo? Le compagne di gioco che più ti hanno segnata nell’ arco della tua carriera e gli allenatori ed allenatrici?

 La mia vittoria fuori dal campo è stata quella di essere rimasta sempre me stessa, tant’è che io faccio una distinzione che solo le persone che mi conoscono realmente capiscono, per me c’è la Leggeri e c’è la Manu, la Leggeri è l’atleta e la Manu persona che conoscono in pochi.

Dentro il campo invece…sono tante le vittorie, sarebbe banale dire il primo scudetto o il mondiale, secondo me la vera vittoria è stata essere riuscita a trasmettere con gli anni e l’esperienza la tranquillità nei momenti difficili alle compagne che avevo accanto, che poteva essere una pacca sulla spalla oppure una ‘cazziata’. Ecco essermi guadagnata il rispetto.

Dopo Padova nel 2008 sono stata parecchio fuori dal campo perchè ho avuto l’ ipertiroidismo e non l’ho mai detto pubblicamente, ero stata etichettata come una giocatrice finita, la mia rivincita più grande è stata l’anno dopo ad Imola con Manu Benelli allenatrice.

La mia crescita è stata con Jenny Lang Ping a Modena (1999-2002) dove sono arrivati i miei primi importanti successi, appena arrivata ero l’unica italiana in mezzo a tutte grandi atlete straniere Zetova, Phipps, Ana Flavia, le cinesi, le giapponesi, non smettevo mai di guardarle per imparare e la cosa veramente bella è stata la loro grande umiltà e il dare il 110% sempre, soprattutto in allenamento. Era bellissimo, c’ erano di quelle guerre sotto rete che adesso non vedo più.

La mia prima allenatrice Stefania Rizzi ha creduto subito in me,  a Priverno (Lt) dove ho iniziato a giocare per poi andare dalla serie D direttamente in A1 a Roma nel 1991 con Simonetta Avalle.

Bosetti in nazionale pre-juniores, Guidetti al primo anno in serie A1 con Spezzano e in nazionale seniores, Caprara a Piacenza un grande, uno diretto. Velasco è Velasco, ho avuto la fortuna di averlo un anno in nazionale, e tante volte ho detto alle mie ragazze andate a vedere chi è e cosa dice ed ora che allenerà ancora a Modena vogliono andare a vederlo.

Ecco ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa dentro e fuori dal campo, fare solo un nome non è giusto.

Il Capitano di tante battaglie saluta con questa frase e mette a segno manco a dirlo il punto vincente del tie-break:

Ricordatevi che la gente può dire quello che vuole ma nel momento in cui fate parlare il campo non c’è bisogno di parole

Grazie Capitano!

 

Tags : Andrea LucchettaCampione del MondoCapitanoElisa TogutGianni CapraraGiovanni GuidettiJenny Lang PingJulio VelascoLuca CantagalliManu BenelliManuela LeggeriNazionale Italiana Volley FemminilePallavolo RivaltaPassione e SportRivalta sul MincioSimonetta AvalleStefania RizzivolleyVolta Mantovana
Cinzia Avogadro

The author Cinzia Avogadro

Ciao, sono Cinzia, ho 41 anni e vivo a Solferino. La mia passione è lo sport ma ho un rapporto speciale con la Pallavolo... Quando ero bambina volevo solo avere tra le mani la mia tanto amata palla che mi portava in un posto magico! Lo Sport...la Pallavolo mi ha salvata e per questo avrò per sempre un rapporto particolare con Lei...My Love, My Heart, My Best Friend. Perché io Amo questo Sport e tutto quello che ci sta intorno, amo le palestre, i palazzetti, gli allenamenti, le trasferte, le partite, le vittorie e le sconfitte (forse quelle un po' meno) Amo i bambini che alleno ai quali spero di trasmettere la stessa passione e la stessa tenacia che con gli anni mi sono costruita. È stata dura smettere di giocare, anche se in realtà nella mia testa io gioco ancora, dopo quasi 30 anni di Volley, ma non lascerò mai questo ambiente perchè per me è il più bello del mondo e fare parte di una squadra e di un gruppo ti fa stare bene, è una cosa fantastica, un senso di appartenenza che insegna tanto...è per questo che spero sempre che tanti bambini facciano Sport...perchè aiuta anche a Vivere! Non smetterò mai di dirlo...Fate fare Sport ai vostri bambini!

Leave a Response