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Francesca Vannini si racconta dopo 30 anni da palleggiatrice in giro per l’ Italia da Firenze a San Casciano passando per Matera. Poi quattro anni da allenatrice quasi per caso in  A2 a San Casciano ed il saluto alla serie A per dedicarsi ad un progetto giovanile ed al proprio lavoro, alla casa ed ai tanto amati animali.

 

Partiamo dalle origini, come giocatrice tutto cominciò a Firenze nel lontano 1982, raccontaci un pò la tua storia…

Si, iniziai nel ’82 in una società vicino a casa a Firenze poi nel ’85/86 a 12 anni mi sono trasferita a Scandicci (Fi), a 16 anni ero in B2 a Sesto Fiorentino con la Innocenti e la Chiostrini. L’anno dopo loro andarono a giocare in A1 io rimasi ancora un anno a giocare in serie B1 da titolare e l’anno dopo raggiunsi l’ A1 a Sesto S. Giovanni (Mi) .  A 16 anni la mia prima serie A.

Feci ritorno a Firenze l’anno dopo dove raggiungemmo la promozione in A2 nel 1990/1991 e nel 1992/1993 approdai a  Matera la mia seconda serie A a soli 19 anni.

 

Ecco, parlaci della tua esperienza a Matera, la città dei Sassi…

 Una città bellissima, dove si vive bene, una squadra fortissima con campionesse come Keba Phipps, Giseli Gavio, Gabriela Perez De Solar, Consuelo Mangifesta, la mia compagna di stanza, e Laura Campanale che mi aveva molto a cuore, tutte ragazze molto tranquille, mi son trovata davvero bene.

Non ero la palleggiatrice titolare (era Anna Maria Marasi ex nazionale vice di Manu Benelli) ma spesso entravo in campo e nemmeno me ne rendevo conto ero sempre concentrata e pronta a fare bene. La spensieratezza della gioventù…Ho realizzato solo dopo  quello che avevo fatto e con chi ho avuto la fortuna di giocare.

Quell’anno vincemmo la Coppa dei Campioni contro la grande Teodora Ravenna di Manu Benelli e portammo a casa anche lo Scudetto e la Coppa Italia.

 

Ho visitato Matera a giugno e non ho resistito ad una visita  al famoso “PalaSassi”, avevo anche una “guida speciale”, Nicola Cipolla, che all’epoca era il magazziniere del Latte Rugiada Matera, lo ricordi?

 Si…lo ricordo con estremo piacere. C’erano un sacco di personaggi e tifosi che ci seguivano ovunque, ho tantissimi bei ricordi.

La squadra era il centro del mondo in quegli anni, aveva molto seguito sia agli allenamenti che alle partite, non eravamo mai sole!

 

Continuiamo il tuo percorso…

 Da Matera andai a Bari in A2 e la stagione successiva 1994/1995 ad Ancona in A1 dove rimasi due stagioni. Gli anni successivi li passai tra Firenze, Rubiera e Spezzano tra A1 e A2 fino ad arrivare a Sassuolo nel 2003/2004, Jesi, e Padova per chiudere la mia carriera nella massima serie a 33 anni nel 2006/2007. Tornai a casa, nella mia campagna di Impruneta vicino a Firenze, alle porte del Chianti. Andai a giocare al Bisonte San Casciano in B1 perchè cominciai a lavorare come faccio tuttora, dal 2007 fino alla promozione in A2 nel 2012 nella quale a 5/6 giornate dalla fine feci anche da allenatore perché Matteo Bertini, il primo allenatore, diede le dimissioni.

 

Parlaci della tua esperienza da allenatore col Bisonte…

Continuai ad essere l’allenatore del Bisonte fino al 2016 conquistando nel 2013/2014 la promozione in serie A1 e la Coppa Italia di A2 e purtroppo retrocedendo l’ultimo anno nel quale decisi di non allenare più perchè alla fine non volevo fare l’allenatore professionista, qui “mi ci sono un pò trovata dentro” in una società che conoscevo da una vita e dove mi sono sempre trovata benissimo. E così ho deciso di lasciare il ruolo che avevo perché se vuoi allenare in serie A devi fare solo quello ed io non volevo lasciare il mio lavoro di impiegata in una grossa concessionaria di macchine, dove mi occupo tutt’ora principalmente di noleggi a lungo termine. Diciamo che ho continuato la strada che avevo preso smettendo di giocare in serie A, dedicandomi al lavoro, alla famiglia, ai miei animali. Continuo sempre a fare pallavolo, perché io ho passione per questo sport, però con i tempi che riesco ad avere conciliando il tutto con lavoro-casa-famiglia.

 

Ti piacciono molto gli animali vero?

 Si mi piacciono molto, sono stata fortunata nella mia vita da pallavolista, rifarei tutto! Ma se potessi rivivere un’altra vita mi piacerebbe un sacco fare qualcosa per la ricerca sugli animali. In tutti i miei viaggi vado sempre per vedere gli animali. Leggo, m’informo…Sono stata in Borneo per vedere l’orango (elefante del Borneo), il rinoceronte (in estinzione) e le scimmie o nasiche con la proboscide, in Madagascar per vedere i lemuri, nel Mar Rosso ho rincorso un dugongo  per una settimana.

Il fidanzato dell’epoca voleva lasciarmi! (ridiamo).

Quando vedo questi animali nel loro habitat naturale mi emoziono sempre, non sono una frignona… è difficile per me emozionarmi… ma non ti nascondo che la lacrimuccia mi scende sempre, è più forte di me proprio, mi immedesimo talmente tanto che non c’è niente da fare.

Quando ero a Padova a giocare mi ero anche iscritta all’università a Firenze perchè avevano aperto una facoltà sulla fauna, ma c’era l’obbligo di frequenza e non ho potuto andare avanti purtroppo.

Sono socia di Greenpeace, Lav e Oipa associazioni ambientaliste e animaliste e seguo sempre il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone a Bologna.

 

Fai ancora pallavolo? Sei contenta di quello che fai?

 Si io alleno una squadra di serie B2 femminile, composta da giovani del 2001/2002 e da esperte della categoria, che diventerà la seconda squadra del Bisonte.

Sono rimasta all’ interno della società con Gianni Caprara che è stato il mio allenatore. Collaboriamo per questo progetto che si chiama “VolleyArt Toscana” , nato due anni fà, che è un consorzio di società del territorio con a capo il Bisonte e nel quale il direttore sportivo è Duccio Ripasarti che è il marito di Nadia Centoni che quest’anno farà il preparatore atletico della prima squadra del Bisonte.

Dicevo, il consorzio ha come obiettivo crescere giovani ragazze (U14, U16, U18, serie D e serie B2) cercando di fare un lavoro giovanile mirato a poterle aiutare ad arrivare nella massima categoria alla quale possono aspirare che sia la B1 la A2 o la  A1, offrendo anche la possibilità di fare campionati importanti senza dover andar via da casa propria.

Anche quando ero capo allenatore in A1 ho sempre voluto che la serie A non fosse fine a se stessa ma che ci fosse un settore giovanile valido alle spalle. La mia filosofia è questa: è inutile fare delle squadre giovani che non sono competitive che fanno un campionato a perdere sempre, non è educativo e soparattutto non serve a niente.

Sono molto contenta di quello che faccio e mi piace, lontano dai riflettori della serie A, non sono molto social e anche adesso in questa intervista faccio fatica (e ci ridiamo su, le dico che la capisco, di portare pazienza ancora qualche minuto!)

 

Cosa ti manca della serie A?

 Beh sicuramente non le interviste!(ridiamo ancora)…mi manca il livello quello si!

Però non mi appaga a sufficienza per rinunciare a tutta una serie di cose che adesso sono la mia vita…casa mia, il mio compagno, il mio cane ed i miei quattro gatti. Pensare di abbandonare tutte queste cose, il gioco non vale la candela, l’ho fatto per tanti anni ma adesso non è nelle mie corde con molta onestà.

 

La società alla quale ti sei più legata da giocatrice e gli allenatori che hai avuto?

 Sono stata in tante società dove mi son trovata bene, se guardo indietro ti dico che in tutte ho trovato cose positive. Come allenatori sono stata molto fortunata perchè ho avuto Gianni Caprara a Sassuolo 2003/2004, Julio Velasco in nazionale nel 1997 è stato un allenatore “trascinante”,  se ti diceva di buttarti dal decimo piano probabilmente ti ci buttavi! (ridiamo).

Giovanni Guidetti a Spezzano nel 1997/1998 ma per poco perchè purtroppo mi feci male al crociato e feci fatica poi anche a giocare gli anni seguenti perchè mi ha sempre dato fastidio.

 

Secondo la tua esperienza che differenza c’è tra fare la giocatrice e fare l’allenatrice? Quando sei lì a lato del campo ti senti ancora un pò giocatrice?

 C’è differenza, ci sono delle cose per le quali è più facile fare l’allenatore, perchè hai più calma per prendere delle decisioni nonostante il gioco sia molto veloce. Sono sempre stata piuttosto distaccata nel senso che quando ho fatto l’allenatore nonostante avessi giocato non mi sono mai sentita una giocatrice, un allenatore in campo. Penso che mi ha dato dei vantaggi perchè magari riesci ad essere più lucida in momenti importanti poi puoi fare giusto o sbagliato. Una mia caratteristica è che non mi faccio mai prendere dalla situazione, forse perchè essendo stata pallegiatore ho sempre dovuto essere molto lucida e decidere in pochi secondi quello che volevo fare.

Ci sono poi tante cose in cui l’allenatore è più impegnato rispetto al giocatore, come preparare gli allenamenti, preparare le partite, come risolvere alcune situazioni, cosa allenare di più ecc…insomma non stacca mai.

Per me fare il palleggiatore è più difficile che fare l’allenatore, perciò questa cosa mi ha dato un vantaggio poi nel fare l’allenatore.

 

In questa vita nella pallavolo, prima da giocatrice e poi da allenatrice, che tra l’altro adesso fai ancora anche se a livelli minori, tiriamo una riga, dopo 30 anni la tua conclusione finale qual’è?

 La pallavolo ha sempre fatto parte della mia vita e ancora adesso lo è ancora “continua ad inseguirmi! Mannaggia!” (ride)

E’ una cosa che ho sempre fatto principalmente con grande passione e quando sceglievo le squadre la prima cosa era l’aspetto tecnico e non solo l’ingaggio in sé. Sono stata molto fortunata anche perché certe emozioni che ti dà lo sport non è che le puoi trovare facilmente. In più ti dà anche delle consapevolezze che ti aiutano nella vita di tutti i giorni.

Proprio per questo consiglio sempre ai genitori di far fare ai propri figli sport di squadra perchè ti aiutano a crescere, a cooperare con gli altri, a fare squadra e a rispettare le regole.

Tirando una riga, che poi alla fine questa riga non è ancora conclusa (ridiamo)…Io ho fatto tutto questo per Passione,  quello che ho fatto l’ho fatto col cuore e sono contenta, non sarò stata la migliore magari ma sono soddisfatta di quello che ho fatto e di quello che sto facendo.

Come regola dico sempre che bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno perchè sennò passi una vita da frustrata, bisogna godere di quello che si ha.

 

Quanto è cambiata la pallavolo rispetto a quando giocavi tu negli anni ’90 fino ad oggi?

 E’ cambiata tanto: prima di tutto si è “fisicizzata” e velocizzata molto.

Dagli anni duemila in poi ci sono stati diversi miglioramenti soprattutto nella preparazione della partita e a livello tattico, per esempio la battuta al salto float anni fa non c’era.

Ti dico la verità…Dal 2000 al 2010 ci sono stati tanti giocatori che erano dei fuoriclasse che forse in questo momento non ci sono ed è anche il motivo per cui tanta gente è stata così longeva, prima non era così.

C’erano giocatori che tecnicamente erano molto più forti dei giocatori di adesso, senza nulla togliere, ma come tecnica facevano delle cose che adesso non vedi più fare…

Io ho giocato con Regla Torres a Padova una giocatrice che metteva la palla dove voleva, Keba Phipps anche, Tishchenko una centrale russa con cui ho giocato a Sassuolo faceva una fast che io non vedo più fare. La tecnica è andata un pò perdendosi negli anni.

 

E come mentalità dei giovani?

Qui è dura …E’ cambiata tanto…è cambiato il mondo. Adesso sono prima personaggi , tutti sui social, hanno la propria pagina e poi sono giocatori. “Invece prima dovresti fare e poi apparire, a me fanno un pò rìde, -dice col suo accento toscano – però è così il mondo”.

 

Grazie Francesca! In bocca al lupo per tutto!

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Cinzia Avogadro

The author Cinzia Avogadro

Ciao, sono Cinzia, ho 41 anni e vivo a Solferino. La mia passione è lo sport ma ho un rapporto speciale con la Pallavolo... Quando ero bambina volevo solo avere tra le mani la mia tanto amata palla che mi portava in un posto magico! Lo Sport...la Pallavolo mi ha salvata e per questo avrò per sempre un rapporto particolare con Lei...My Love, My Heart, My Best Friend. Perché io Amo questo Sport e tutto quello che ci sta intorno, amo le palestre, i palazzetti, gli allenamenti, le trasferte, le partite, le vittorie e le sconfitte (forse quelle un po' meno) Amo i bambini che alleno ai quali spero di trasmettere la stessa passione e la stessa tenacia che con gli anni mi sono costruita. È stata dura smettere di giocare, anche se in realtà nella mia testa io gioco ancora, dopo quasi 30 anni di Volley, ma non lascerò mai questo ambiente perchè per me è il più bello del mondo e fare parte di una squadra e di un gruppo ti fa stare bene, è una cosa fantastica, un senso di appartenenza che insegna tanto...è per questo che spero sempre che tanti bambini facciano Sport...perchè aiuta anche a Vivere! Non smetterò mai di dirlo...Fate fare Sport ai vostri bambini!

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