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Da quando seguo lo sport, e nello specifico la pallavolo, tanti sono i volti e gli sguardi incrociati, dopo una vittoria o dopo una sconfitta, solcati da un sorriso per la bella prestazione personale e di squadra dopo un successo oppure da un rigo di amarezza che traspare negli occhi dopo una cocente e inaspettata sconfitta.

Ma di quegli occhi, di quei sorrisi, di quelle emozioni, una, in particolare, mi rimane viva nei ricordi e nei pensieri: una campionessa (con la C maiuscola), una donna (con la D maiuscola), una mamma (con la M maiuscola)… e di mamma nella pallavolo non può che esserci Mamma-Fast.

Non aggiungo altro a questa mia introduzione, in quanto, cari lettori, avete già capito con chi ho avuto il piacere, l’onore e l’emozione di parlare per qualche minuto per realizzare questa intervista: Simona Gioli.

Non ha appeso le ginocchiere al chiodo, ma, a causa della pandemia, le ha dovute riporre in un armadio, chissà pronte per essere a breve riutilizzate, speranza che darebbe nuove emozioni ai suoi fans e a tutti gli appassionati del volley: «Non ti nego che gli acciacchi alla mia età si fanno sentire, per cui non riuscirei a reggere i ritmi di un campionato, a prescindere dalla categoria in cui si è impegnati»

Anche a Simona la pandemia ha stravolto la vita sia come atleta, nel piano sportivo e lavorativo, sia come donna, nella sfera della vita privata e in famiglia: «Nel 2019 avevo intrapreso una strada più “tranquilla” nella mia carriera agonistica, cominciando una collaborazione con una società bresciana, il Real Volley Mazzano, impegnata nel campionato di serie B, a prevalenza taratura giovanile, dove potessi portare il mio contributo di esperienza da trasmettere alle nuove leve del nostro sport».

Purtroppo come un fulmine a ciel sereno, a febbraio del 2020, le prime avvisaglie di quello che di lì a poco sarebbe stato l’exploit di una crisi pandemica mondiale, e che ha visto proprio la provincia di Brescia, tra le più duramente colpite: «La pandemia ha sconvolto la vita di tutti, con il lockdown che ci ha costretti a rimanere in casa, con il timore di non sapere neppure che cosa realmente stava succedendo e quali risvolti futuri avrebbe comportato».

Simona Gioli, che fino ad allora ha sempre vissuto una vita «con la valigia pronta e con i tempi sempre contati», da essere Mamma-Fast si appropria solo del titolo e del ruolo di Mamma, ritornando a Perugia per stare con il suo amato figlio, seguendolo in casa nei suoi impegni con la DAD: «La pandemia mi ha dato l’opportunità di vivere e di stare tanto tempo insieme a Gabriele, cosa che, per l’attività agonistica sempre svolta lontana da lui e sempre con i minuti contati, purtroppo non ero riuscita a realizzare come invece avrei desiderato fare».

L’appello di Simona è accorato, come tante sue “colleghe” pallavoliste hanno fatto all’inizio dell’attuale campionato, a intraprendere la via del “vaccino”, per dare una svolta decisiva alla fase pandemica: «In situazioni come questa che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo, alternative o soluzioni non sono tantissime, anzi, secondo il mio personalissimo giudizio – continua la ex-centrale azzurra –  vedo solo due strade: da una parte il vaccino, come unica speranza di poter quanto più possibile tamponare e prevenire l’evoluzione del virus, oppure il ritorno a situazioni di “lockdown”, più o meno generalizzati a seconda dell’evoluzione della curva dei contagi».

In un contesto quale quello attuale, lo sport, come tante altre situazioni e settori, è in attesa di tornare ad una condizione di “normalità”, ma soprattutto che ci sia la possibilità di poter fare un po’ di programmazione e di prospettare tempi migliori: «Sarà difficile per me ritornare a calcare un taraflex, nel ruolo di giocatrice, però mi piacerebbe poter rimanere nel settore, che poi è stata ed è la mia vita, semmai in veste dirigenziale; non sono propensa a vedermi in un ruolo di allenatore, perché non mi si addice e non ne sarei capace, ma mantenere quella strada intermedia, di ponte, tra la società e le giocatrici, la vedrei come una possibile e auspicabile soluzione».

Con l’augurio che questa prospettiva immaginata da Simona Gioli possa realizzarsi, la nostra chiacchierata termina qui con la promessa che comunque, su qualche campo e nei tempi più prossimi possibili, avremo l’opportunità di rincrociare il suo sguardo e continuare a tifare per lei.

Tags : #ilpersonaggiocovid-19intervistalega pallavolo femminilelockdownpandemiaSimona Gioli
Roberto Muliere

The author Roberto Muliere

Sono Roberto, vivo e lavoro a Mantova e sono il fondatore di questo sito, nato da una passione che giorno per giorno mi restituisce soddisfazioni e gratificazione, la passione per la fotografia! Se vogliamo dirla tutta, la mia prima passione era ed è rimasto lo sport, quell’insieme di fatica, impegno, dedizione e aiuta a dare potenza ed energia a virtù personali quali equilibrio, coraggio e rispetto per gli altri. Perché non fondere insieme queste due grandi passioni? Così è nato Photosport capitanato da me e da fantastici collaboratori che ogni giorno alimentano questo progetto. Il mondo dello sport mi ha portato a conoscere la fotografia sportiva e tutta l’emozione di congelare un movimento durante la frenesia del gioco. Amo la mia reflex e amo fotografare, per questo ho iniziato a condividere la mia passione agli altri. Tutto questo è solo una mia grande passione che mi porta a seguire le partire di basket, volley, pallamano… in maniera ravvicinata. Spero che questo progetto sia sono fondamenta per quello che in futuro potrà essere un vero e proprio grattacielo.

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