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L’immagine di copertina: Cristian Savani (foto di Roberto Muliere per RMSport)

 

Cristian Savani di Grole una frazioncina di Castiglione delle Stiviere (Mn) si racconta a 36 anni, vent’anni di pallavolo ad alto livello, da giovane promessa del volley italiano a Capitano della nazionale bronzo olimpico a Londra 2012. Sedici anni in azzurro, 233 presenze, 2 ori e 2 argenti europei, 1 argento e 2 bronzi alla World League e 1 bronzo alla Grand Champions Cup.

Vincitore di 1 campionato italiano, 1 Challenge Cup e 1 SuperCoppa italiana con Macerata, 1 Coppa Cev con Roma, 1 Challenge Cup con Perugia oltre a numerosi premi individuali,  campionati e coppe estere.

 

Ripercorriamo un pò la tua lunga carriera, come e dove hai iniziato a giocare a pallavolo?

Ho iniziato a 13 anni con la Gabeca Montichiari (Bs), tramite un invito nelle scuole ho partecipato ad un “piano altezza” di tre giorni al PalaGeorge. Non avevo mai giocato a pallavolo prima, sono andato con alcuni amici che già giocavano per accompagnarli poi invece hanno visto che ero abbastanza alto e sveglio, imparavo velocemente e mi hanno selezionato per l’ U14 con  Angelo Ferrari per poi passare ad Enzo Valdo.

E così mi sono appassionato subito al volley perchè vedevo che le cose mi riuscivano abbastanza facilmente, giocavo a calcio a Castiglione delle Stiviere (Mn) ma non ero portato in quello e poi ero diventato troppo alto.

Mi ricordo che con Valdo si lavorava tantissimo e ci teneva che andassimo bene a scuola oltre ad impegnarsi sempre in allenamento. Questa è stata una cosa che ho portato con me negli anni e che mi ha dato risultati.

 

Nella stagione 1999/2000, a 17 anni, giocavi in U18 e in serie C nella squadra di Carpenedolo (BS) con la quale raggiungesti la promozione in serie B2, contemporaneamente ti allenavi  a Montichiari con la serie A1…

Si, poi nel 2000 a 18 anni firmai il mio primo contratto triennale con l’allora presidente di Montichiari Luciano Baratti ed il d.s. Gabriele Calciolari.

Durante la settimana mi allenavo con la serie A1, il venerdì facevo doppio allenamento con entrambe le squadre ed il sabato giocavo con la B2.

Ho seguito un percorso di crescita programmato dalla società perchè non ero ancora pronto a giocare in prima squadra, avevo bisogno di fare esperienza giocando e poi a Carpenedolo c’era un bellissimo gruppo di giocatori che conoscevo e che avevano militato nelle giovanili della Gabeca qualche anno prima. Eravamo tutti giovani e ci divertivamo soprattutto in quel clima goliardico del dopopartita…

Si…Ci siamo divertiti (ride).

 

La stagione 2001/2002 segna il tuo esordio nella massima serie in quel di Montichiari, dove per due stagioni consecutive ti premiarono come miglior giovane U23 italiano (premio G. Badiali), parlaci di quell’esperienza, vicino a casa, con il “tuo” pubblico…

Il primo anno c’era Emanuele Zanini, un gran lavoratore che mi ha aiutato a “bruciare le tappe”,  mentre tanti miei coetanei che giocavano con me in nazionale giovanile erano già in serie A, ma non giocavano mai.

Con Manu abbiamo lavorato sodo, per questo obiettivo, per giocare!

A volte esagerava magari col lavoro ma ero giovane ed avevo bisogno di quello, mi ha dato tanta fiducia e già dal primo anno ho avuto parecchio spazio per giocare e l’anno dopo ero addirittura titolare.

Sono stato fortunato, tanti avrebbero pagato per avere un allenatore così, che ti dà fiducia.

Nello stesso anno sono anche riuscito ad andare in nazionale con Andrea Anastasi prima e Gian Paolo Montali dopo, esordendo il 24 novembre 2001 nell’ All Star Game di Ferrara.

L’ultimo anno a Montichiari, stagione 2003/2004, è stato segnato dal cambio di proprietà con l’entrata di Marcello Gabana, con Enzo Valdo in panchina che veniva dalla promozione in A1 con Lamezia Terme.

 

Nella stagione 2004/2005 arrivi alla corte di Diego Mosna a Trento, società nata nel 2000, una new entry nel panorama pallavolistico nazionale. Come ti sei trovato alla tua prima esperienza “fuori casa” a 22 anni? Per la terza volta ti premiarono come migliore U23 del campionato italiano…

Ho fatto fatica ad ambientarmi perchè ero molto giovane, in una città che allora non aveva una gran “cultura sportiva” della pallavolo, nel senso che si sono trovati in serie A in poco tempo e volevano vincere tutto subito. A Montichiari invece la pressione non c’era, eri libero di giocare ed allenarti in tranquillità, ho imparato dopo a gestire quel tipo di pressione.

Il primo anno è stato un percorso di crescita ottimo, ho imparato tantissimo ad ogni singolo allenamento…con Paolo Tofoli, Goran Vujevic, Andrea Sartoretti, Giuseppe Sorcinelli libero, Andrè Heller e Silvano Prandi allenatore.

Il secondo anno invece (2005/2006) hanno rivoluzionato tutta la squadra, ringiovanendola, con un nuovo allenatore il brasiliano Radames Lattari.

Abbiamo raggiunto la semifinale play off perdendola contro Treviso ma è stato un anno no, dove purtroppo non sono cresciuto pallavolisticamente ed è per questo che l’anno dopo me ne andai.

Io volevo crescere!

 

Te ne andasti alla neonata M. Roma Volley per due stagioni, dal 2006 al 2008.

Ritrovi Paolino Tofoli capitano, il cubano Osvaldo Hernandez , Gigi Mastrangelo, Hubert Hennò libero, Ivan Zaytsev palleggiatore e Ivan Miljkovic opposto.

Due stagioni strane nel senso che dovevamo vincere tutto ed abbiamo vinto solo 1 Coppa Cev al secondo anno perdendo tutte le altre finali che avevamo disputato.

Eravamo una squadra di “All Star” costruita a tavolino,  con Roberto Serniotti allenatore.  Purtroppo quando ci sono troppi leader in una squadra, si sa,  la gestione diventa molto difficile.

Sono stati comunque due anni molto belli, tra l’altro erano gli anni in cui Trento si era rinforzata parecchio con l’arrivo di Radostin StojcevMatej Kazijski, Nikola Grbic e Vladimir Nikolov che abbiamo incontrato in semifinale play off scudetto perdendo sia la gara d’andata che di ritorno per 3-0. D’altronde avevano una metodologia di lavoro diversa dalla nostra.

 

Dopo la delusione romana nella quale non avevi fatto quel salto di qualità che ti aspettavi,  arriva l’anno della svolta a Perugia dove rimani due stagioni dal 2008 al 2010…

Dopo Roma ero molto deluso.

Arrivo a Perugia con un buon gruppo Giacomo Sintini, Jan Stokr, Stefan Hubner, Goran Vujevic e Vigor Bovolenta.

Si il Bovo…con il quale stringo un rapporto speciale.

Sia la società che l’allenatore, che era Vincenzo Di Pinto, mi hanno dato quelle armi che mi servivano per fare quel famoso salto di qualità!

Abbiamo fatto due stagioni meravigliose vincendo la Challenge Cup e personalmente sono cresciuto sia come giocatore che come persona, sono riuscito ad essere molto costante per tutta la stagione  che era un pò quello che mi mancava.

 

Arrivano tre stagioni consecutive a Macerata dal 2010 al 2013, forse le migliori a livello personale e di squadra dove vincesti 1 Scudetto, 1 Supercoppa e 1 Challenge Cup.

Tutto coronato dal “Sogno Olimpico” di Londra 2012 ricordando il grande amico Vigor Bovolenta scomparso a marzo di quell’anno…

 Macerata è…

dove il Bovo stava giocando nel 2012…si era ritirato dal volley professionistico e giocava in B2 a Forlì e quella sera era in campo contro i nostri giovani, noi giocavamo a Belluno con la prima squadra ed abbiamo avuto la brutta notizia.

Me lo sono portato con me, con noi, sul quel podio olimpico, quella maglia numero 16 con la medaglia di bronzo…

Macerata è…

dove mi son tolto più soddisfazioni, tutti i giorni sentivi la pressione, avevano fatto una squadra per vincere e dovevi vincere! Ne eravamo consapevoli e non potevamo sbagliare.

Il primo anno abbiamo vinto la Challenge Cup e siamo arrivati in semifinale Scudetto e Coppa Italia perdendo contro Cuneo.

C’erano tra gli altri Valerio Vermiglio, Igor Omrcen, Dragan Stankovic, Marko Podrascanin, Facundo Conte e Mauro Berruto in panchina.

Il secondo anno abbiamo vinto lo Scudetto contro Trento, perso la Coppa Italia e la Champions League Play Offs Six contro Trento.

C’erano Dragan Travica, mio cognato, con il quale ora ho un rapporto fraterno, insieme in nazionale vincemmo due argenti europei e un bronzo nella World League, Jean-Francois Exiga libero, Simone Parodi, Jiri Kovar e Alberto Giuliani alla guida.

Il terzo anno vincemmo la SuperCoppa italiana contro Trento e perdemmo la semifinale Scudetto contro Piacenza, la finale di Coppa Italia contro Trento, la Champions League Play Offs Six contro Cuneo.

C’erano Hubert Henno libero, Ivan Zaytsev schiacciatore, sempre con Giuliani.

Purtroppo, a novembre dopo la quarta giornata ho subito un bruttissimo infortunio alla caviglia che mi ha tenuto fuori tutta la stagione, sono rientrato alla fine, a marzo nei play off.

 

Arriva l’esperienza all’estero dal 2013 al 2017, a 31 anni cosa ti ha spinto a fare quella scelta?

Prima in Cina con lo Shanghai vincendo 2 campionati e venendo premiato come miglior schiacciatore ed Mvp , in Qatar vincendo la Coppa con l’Al-Arabi e la Coppa dei Campioni del Golfo ed il campionato con Al-Rayyan, poi in Libano con il Bouchrieh ed infine in Turchia con lo Ziraat Bankasi.

Avevo bisogno di nuovi stimoli, venivo da un brutto infortunio e avevo fatto una riabilitazione molto intensa per cercare di rientrare subito, mentalmente mi servivano nuove motivazioni.

Anche economicamente, non lo nascondo, quando ti fanno determinate offerte ad una certa età ci pensi…in Italia soddisfazioni me le ero tolte ed in più il campionato cinese durava cinque mesi e mi dava la possibilità di disputare anche quello qatarino.

Così sono partito per la Cina.

 

Ritorni in Italia, a Latina, per la stagione appena passata, come hai ritrovato la Serie A1? E come è andata con la tua squadra?

Rispetto a quando c’ero io, cinque anni fà,  in generale il livello è sceso fatta eccezione per squadre come Macerata e Perugia che sono tre spanne sopra le altre.

Per quanto riguarda Latina la stagione è andata male, molto al di sotto delle aspettative che erano i play offs. Sulla carta eravamo una bella squadra con Erik Thomas Shoji libero della nazionale Usa, Nicolas Le Goff centrale della nazionale francese, Daniele Sottile, Sasha Starovic,  ma abbiamo avuto grossi problemi durante la stagione e purtroppo non abbiamo ottenuto risultati.

 

Di questa nuova stagione che oramai è alle porte cosa ci dici?

Sono molto felice di giocare nella Blu Volley Verona, per me vuol dire molto perchè avrò la possibilità di lavorare ad alto livello e nel contempo avere la tranquillità di essere vicino a casa con la mia famiglia. A questo punto della mia carriera è la soluzione ottimale. Non vedo l’ora di iniziare!

 

Come vedi la nazionale nei prossimi mondiali che si disputeranno dal 9 al 30 settembre in Italia e Bulgaria, con le fasi finali a Torino?

L’Italia, adesso che è rientrato anche Osmany Juantorena, è sicuramente una delle favorite per vincere il titolo. Un pò perchè lo giochiamo in casa e un pò perchè è una nazionale tecnicamente molto forte la nostra ed ora che sono al completo li vedo favoriti senza dubbio.

 

Com’è stato il tuo rapporto con la Nazionale?

 E’ sempre stato il mio sogno fin da bambino! giocare in nazionale e giocare l’olimpiade.

Per due anni di fila sono stato lasciato a casa l’ultimo giorno: ad Atene 2004 perchè ero troppo giovane, a Pechino 2008 perchè il nuovo allenatore Andrea Anastasi aveva altre idee di sestetto.

Sembrava quasi svanire il mio sogno e dopo otto anni ero tentato di mollare, ero un pò stufo e deluso.

Poi con Mauro Berruto tutto ha preso un sapore diverso, sono riuscito ad andare a Londra nel 2012 da Capitano, una soddifazione immensa, una gioia indescrivibile quel bronzo olimpico!

 

Il coronamento del sogno di una vita…

Gli chiedo con tanta invidia…sportiva ovviamente :”Dove ce l’hai la medaglia???” 

Lui: “A casa! Ma devo nasconderla per bene ancora, lo dico sempre a mia moglie!” (ride)

 e poi mi racconta l’aneddoto della maglia del Bovo…

Nel discorso pre-partita, Mauro, ha tirato fuori la maglia di Bovo, ha parlato un pò di lui, ci ha emozionato tutti!

E’ molto bravo a motivare le persone, è molto filosofo, sa toccare le corde giuste, dovevamo vincere quella medaglia anche per Bovo e per la sua famiglia.

Io ero particolarmente legato perchè avevamo giocato insieme due anni a Perugia, sua moglie è stata testimone di nozze di mia moglie Mihaela, andavamo spesso a trovarli…

Avevo un bel magone prima di quella partita, sai prima di ogni partita c’è un concentrato di tutto, di mille emozoni…non è stato semplice.

Lo abbiamo portato con noi sul podio! lo avevo promesso a Federica (moglie di Bovolenta).

 

Ce l’abbiamo fatta!

 

Grazie Cristian! In bocca la lupo!

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Cinzia Avogadro

The author Cinzia Avogadro

Ciao, sono Cinzia, ho 41 anni e vivo a Solferino. La mia passione è lo sport ma ho un rapporto speciale con la Pallavolo... Quando ero bambina volevo solo avere tra le mani la mia tanto amata palla che mi portava in un posto magico! Lo Sport...la Pallavolo mi ha salvata e per questo avrò per sempre un rapporto particolare con Lei...My Love, My Heart, My Best Friend. Perché io Amo questo Sport e tutto quello che ci sta intorno, amo le palestre, i palazzetti, gli allenamenti, le trasferte, le partite, le vittorie e le sconfitte (forse quelle un po' meno) Amo i bambini che alleno ai quali spero di trasmettere la stessa passione e la stessa tenacia che con gli anni mi sono costruita. È stata dura smettere di giocare, anche se in realtà nella mia testa io gioco ancora, dopo quasi 30 anni di Volley, ma non lascerò mai questo ambiente perchè per me è il più bello del mondo e fare parte di una squadra e di un gruppo ti fa stare bene, è una cosa fantastica, un senso di appartenenza che insegna tanto...è per questo che spero sempre che tanti bambini facciano Sport...perchè aiuta anche a Vivere! Non smetterò mai di dirlo...Fate fare Sport ai vostri bambini!

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